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Passaporto elettronico

Il passaporto biometrico, conosciuto anche come passaporto elettronico o passaporto digitale (in inglese e-passport) è un documento di riconoscimento e di viaggio rilasciato in Italia a partire dal 26 Ottobre 2006.

Esso è composto dal tradizionale libretto (48 pagine per il passaporto italiano) che incorpora un chip elettronico contenente informazioni biografiche e biometriche, e un’antenna per la trasmissione dei dati a distanza e “senza contatto” con dispositivi di lettura. L’antenna si trova nella coperta anteriore o posteriore, o nella pagina centrale, e il chip è dotato di un coprocessore crittografico (che permette di effettuare le operazioni di autenticazione on-board) e di una memoria per l’immagazzinamento delle informazioni (le specifiche prevedono una memoria minima di 32 kb in una fase iniziale).

Il chip contiene le stesse informazioni che sono stampate sulle pagine con informazioni del passaporto (il nome del possessore, la data di nascita, e le altre informazioni biografiche) più alcune informazioni biometriche, in particolare la foto digitale del possessore e le impronte digitali: alcuni paesi prescrivono una foto per l’indice di entrambe le mani, e la scansione dell’iride. Esso contiene inoltre dei file con informazioni sulla “firma digitale” (una chiave crittografica privata) che garantisce la sicurezza dei dati, ovvero che impedisce la lettura e scrittura non autorizzata delle informazioni contenute nel chip.

Le informazioni biografiche del possessore stampate all’interno del passaporto italiano, e che sono anche presenti nel chip, sono le seguenti: nome e cognome, cittadinanza, data di nascita, sesso, luogo di nascita, statura, colore degli occhi, residenza anagrafica.

Dal 1 Aprile 2016 l’utilizzo di un passaporto elettronico è obbligatorio per tutti i viaggiatori che usufruiscono dell’Esta (“Sistema elettronico di autorizzazione al viaggio”), un’autorizzazione al viaggio veloce e senza la necessità di richiedere un visto ordinario. I benefici dell’utilizzo del passaporto elettronico includono: l’identificazione sicura del viaggiatore; la protezione contro il furto di identità; protezione della privacy; protezione dalla manipolazione o alterazione dei dati in esso contenuti.

Vari esperti hanno anche messo in rilievo alcune vulnerabilità del passaporto elettronico (molte delle quali legate alla tecnologia “senza contatto”) quali la lettura non autorizzata delle informazioni e la clonazione (con conseguente furto di identità). Altri critici hanno messo in rilievo l’indeterminatezza delle informazioni effettivamente contenute nel chip, o la impossibilità di verificarle da parte del possessore, il che può avere un impatto negativo sulla libertà civile.

Si presume che i difetti del primo tipo vengono via via corretti nel miglioramento della tecnologia (la quale coinvolge anche i dispositivi di trasmissione, elaborazione ed immagazzinamento della informazione) mentre i difetti del secondo tipo possono essere attenuati o anche risolti con misure di carattere normativo. Il chip del passaporto elettronico statunitense, comunque, non contiene informazioni personali, bensì il riferimento a un file del governo a cui gli agenti possono eventualmente accedere.

La diffusione dei passaporti elettronici (fino al loro obbligo civile recente) è stata incoraggiata dal “Dipartimento di sicurezza nazionale degli Stati Uniti” (DHS), che ne ha introdotto l’utilizzo a partire dal 26 Ottobre 2006, data nella quale veniva fissata la capacità da parte degli aeroporti internazionali statunitensi di leggere e autenticare i dati contenuti nei passaporti elettronici rilasciati dai paesi afferenti al Visa Waiver Program (VWP). Questa data corrisponde anche a quella di disponibilità del passaporto elettronico in Italia.

Il Visa Waiver Program è un programma di rinuncia al visto delineato a partire dal 1986 dal Congresso degli Stati Uniti, che prevede che i cittadini dei paesi affiliati possano viaggiare verso e dagli Stati Uniti, senza necessità di richiedere il visto, per affari o per svago, per non più di 90 giorni: i paesi parte del programma sono 38, selezionati direttamente dagli Stati Uniti, e sono caratterizzati da un reddito pro capite alto: tra di essi non sono presenti, ad esempio, la Russia e la Cina.

L’Esta è il sistema elettronico di autorizzazione al viaggio (acronimo corretto dal precedente “Eta” per evitare la confusione con l’acronimo del gruppo separatista basco) implementato a partire dal 2007 dal Dipartimento di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (DHS) da un atto della “Commissione nazionale sugli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti” (anche conosciuta come 9/11 Commission) creata a seguito degli attacchi dell’11 Settembre 2001.

Esso costituisce un ulteriore layer di sicurezza per determinare se un viaggiatore è eleggibile per l’ingresso in uno dei paesi afferenti al Visa Waiver Program, ed è obbligatorio per l’ingresso negli Stati Uniti a meno che non si acceda via terra dal Canada o dal Messico.